Humans 40,000 y ago developed a system of conventional signs

“La scrittura e le cose non si somigliano. Tra esse, Don Chisciotte vaga all’avventura.”

Michel Foucault

Quando pensiamo alla scrittura, immaginiamo tavolette d’argilla mesopotamiche o geroglifici egizi. Eppure la storia dei segni incisi dall’essere umano è molto più antica. Un recente studio pubblicato su PNAS dimostra che già 40.000 anni fa, durante il Paleolitico superiore, i primi Homo sapiens giunti in Europa avevano sviluppato un sistema intenzionale e convenzionale di segni geometrici inciso su oggetti mobili.

Non si tratta ancora di “scrittura” nel senso stretto del termine. Tuttavia, l’analisi quantitativa di oltre 200 reperti aurignaziani provenienti dalla regione del Giura Svevo (Germania sud-occidentale) mostra che queste sequenze di segni possedevano una complessità statistica sorprendente, paragonabile a quella dei primi documenti protocuneiformi mesopotamici.

Questa scoperta non cambia soltanto la cronologia della comunicazione simbolica umana: ridefinisce anche il modo in cui comprendiamo l’evoluzione cognitiva e culturale della nostra specie.

C. Bentz, & E. Dutkiewicz, Humans 40,000 y ago developed a system of conventional signs, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 123 (9) e2520385123, https://doi.org/10.1073/pnas.2520385123 (2026).

I segni dell’Aurignaziano: incisioni, figurine e strumenti

Tra 43.000 e 34.000 anni fa, le popolazioni aurignaziane abitavano le valli dei fiumi Lone e Ach, nell’attuale Germania. In queste grotte sono stati rinvenuti strumenti in osso e avorio, flauti, ornamenti personali e soprattutto celebri figurine zoomorfe e antropomorfe, come il cosiddetto “Uomo-Leone”.

Molti di questi oggetti presentano incisioni geometriche: linee parallele, tacche, croci, punti, motivi a zig-zag. Gli autori dello studio hanno analizzato circa 260 reperti (213 dopo il pre-processing dei dati), identificando migliaia di segni organizzati in sequenze.

Un aspetto cruciale è la distinzione tra segni utilitari e segni intenzionali non funzionali. Le incisioni studiate non sono semplici tracce di lavorazione o marcature tecniche. Sono modificazioni volontarie della superficie, prive di funzione pratica immediata. In altre parole: segni fatti per essere visti e interpretati.

La loro presenza sistematica su oggetti diversi suggerisce l’esistenza di convenzioni condivise. Non si tratta di scarabocchi casuali, ma di un repertorio relativamente stabile di forme ripetute nel tempo.

Manufatti mobili con segni geometrici dell’Aurignaziano svevo. (A) Placca con creatura ibrida (cosiddetta “Adorante”), avorio, Geissenklösterle (gkl0025), © Landesmuseum Württemberg, Hendrik Zweitasch. (B) Statuetta di mammut, avorio, Vogelherd (vhc0145), © Università di Tubinga, Juraj Lipták. (C) Bastone/bâton, avorio, Vogelherd (vhc0001), © Università di Tubinga, Ewa Dutkiewicz. (D) Ornamento personale, avorio, Geissenklösterle (gkl0006), © Università di Tubinga, Ewa Dutkiewicz. (E) Spatola/lissoir, osso, Vogelherd (vhc0017), © Università di Tubinga, Ewa Dutkiewicz. (F) Spatola/lissoir, osso, Vogelherd (vhc0162), © Università di Tubinga, Juraj Lipták. (G) Indeterminato, osso, Hohle Fels (hfc0006), © Università di Tubinga, Ewa Dutkiewicz. Disegni di Ewa Dutkiewicz.

Misurare la complessità: linguistica quantitativa e teoria dell’informazione

Come si può stabilire se una sequenza di tacche incise 40.000 anni fa abbia una struttura significativa? Gli autori hanno adottato strumenti della linguistica quantitativa e della teoria dell’informazione.

In particolare, hanno calcolato quattro parametri statistici per ogni sequenza:

  • il type-token ratio (diversità dei segni),
  • l’entropia unigrama (variabilità dei segni),
  • il tasso di entropia (informazione per segno considerando l’ordine),
  • il tasso di ripetizione (frequenza di segni identici consecutivi).

Questi parametri sono stati confrontati con due grandi insiemi di dati:

  1. le tavolette protocuneiformi di Uruk (3500–3000 a.C.),
  2. un campione di 89 lingue moderne scritte in 16 sistemi grafici diversi.

Il risultato è sorprendente: le sequenze aurignaziane sono statisticamente molto diverse dalle scritture moderne, ma risultano fortemente simili alle tavolette protocuneiformi più antiche (periodo Uruk V).

In particolare, presentano:

  • bassa entropia,
  • alta ripetizione,
  • lunghezza relativamente breve.

Queste caratteristiche indicano una struttura semplice ma non casuale. Non è scrittura linguistica, ma nemmeno pura decorazione.

Non è scrittura, ma è comunicazione convenzionale

La definizione classica di scrittura richiede che i segni rappresentino in modo sistematico il linguaggio parlato. Secondo questa definizione rigorosa, i segni aurignaziani non sono scrittura.

Le scritture naturali evitano ripetizioni immediate e mostrano elevata densità informativa. Le sequenze aurignaziane, al contrario, presentano ripetizioni frequenti (come serie di tacche o punti consecutivi), cosa che contraddice le proprietà statistiche delle lingue.

Tuttavia, se adottiamo una definizione più ampia — segni convenzionali visibili usati per comunicare — allora queste incisioni soddisfano il criterio.

Lo studio mostra infatti che:

  • alcune categorie di oggetti (come le figurine in avorio) presentano una densità informativa significativamente maggiore rispetto agli strumenti;
  • certi segni compaiono sistematicamente su determinati tipi di oggetti (ad esempio, croci su figurine animali ma non su figurine antropomorfe).

Questo suggerisce scelte deliberate e trasmissione culturale stabile nel tempo. Le convenzioni grafiche si sono mantenute per circa 10.000 anni senza cambiamenti sostanziali nella densità informativa.

Siamo di fronte a un sistema simbolico condiviso, anche se non linguistico.

Esempi di tavolette protocuneiformi di Uruk da Uruk V a Uruk III. Gli identificatori CDLI e i numeri di collezione sono indicati tra parentesi. La versione pre-elaborata della traslitterazione dei segni protocuneiformi secondo il CDLI è riportata a destra di una tavoletta. Le traslitterazioni per i diversi lati della tavoletta (retro, fronte) sono qui semplicemente concatenate. (A) Tavoletta Uruk V (identificatore CDLI: P000753). (B) Tavoletta Uruk V (identificatore CDLI: P000842). (C) Tavoletta Uruk IV (identificatore CDLI: P001282). (D) Tavoletta Uruk III (identificatore CDLI: P000735).

Il confronto con il protocuneiforme: una sorprendente vicinanza

Il confronto con la Mesopotamia è illuminante. Il protocuneiforme di Uruk V era prevalentemente numerico: 83% dei segni erano numeri, solo il 17% ideogrammi.

Anche in quel caso le sequenze erano relativamente brevi e ripetitive. Solo nei periodi successivi (Uruk IV e III) il sistema si espanse rapidamente, aumentando il numero di segni e la complessità, fino a evolvere nella scrittura cuneiforme capace di rappresentare la lingua sumera.

Le sequenze aurignaziane hanno una complessità statistica comparabile al protocuneiforme più antico, ma con una differenza cruciale: non mostrano alcuna evoluzione verso la scrittura fonetica. Restano stabili per millenni e poi scompaiono.

Questo suggerisce che le capacità cognitive necessarie per sviluppare sistemi simbolici complessi erano già presenti 40.000 anni fa. Ciò che mancava non era l’intelligenza, ma forse la pressione socio-economica (come l’amministrazione urbana e il commercio) che in Mesopotamia spinse verso la scrittura vera e propria.

Implicazioni cognitive: la mente simbolica dei primi Homo sapiens

Lo studio si collega all’ipotesi che l’intelligenza umana sia legata a una “capacità informativa espansa”. L’entropia di un sistema di segni rappresenta un limite superiore alla quantità di informazione che può essere codificata.

Le sequenze aurignaziane dimostrano che i primi Homo sapiens europei possedevano già la capacità di:

  • creare inventari di segni differenziati,
  • organizzarli linearmente,
  • applicarli secondo convenzioni condivise,
  • mantenere tali convenzioni per migliaia di anni.

Non siamo ancora davanti alla scrittura, ma siamo oltre la semplice decorazione.

Siamo davanti a un sistema simbolico stabile, intenzionale, trasmesso culturalmente. In altre parole: un passo fondamentale verso la comunicazione grafica esterna alla mente.

Risultati delle analisi di regressione multipla. (A) Grafico sequenziale. Sequenze di segni aurignaziani (50 su un totale di 213 campionati casualmente a scopo illustrativo) con i rispettivi tassi di entropia (asse x). I colori indicano il tipo di oggetto che presenta una determinata sequenza. La dimensione dei punti riflette il volume dell’oggetto (in cm3). (B) Distribuzione dei tassi di entropia per tipo di oggetto. Le linee verticali nere rappresentano i valori mediani. (C) Grafico dei coefficienti. Coefficienti stimati per un modello di regressione lineare multipla che prevede il tasso di entropia per sequenza di un dato oggetto (variabile di risposta) dal tipo di oggetto (variabile fattoriale, livello di riferimento “strumento”), dal materiale (variabile fattoriale, livello di riferimento ‘corno’), dal volume stimato dell’oggetto (variabile continua) e dalla conservazione dell’oggetto (variabile fattoriale, livello di riferimento “quasi completo”). I punti rappresentano i valori dei coefficienti, le linee blu sono IC a 0,95. Un dato coefficiente è significativamente diverso da zero se l’IC non interseca la linea tratteggiata.

In conclusione…

Quarantamila anni fa, nelle grotte del Giura Svevo, gli esseri umani incidevano linee, croci e punti su avorio e osso. Oggi sappiamo che quelle incisioni non erano semplici ornamenti casuali.

Le analisi statistiche dimostrano che formavano sequenze strutturate, con proprietà misurabili, comparabili ai primi sistemi numerici della Mesopotamia.

Non era ancora scrittura. Ma era già un sistema convenzionale di segni.

Questa scoperta cambia la nostra prospettiva sull’evoluzione simbolica: la capacità di organizzare l’informazione fuori dalla mente, su supporti materiali, non nasce con le città o con l’agricoltura. È molto più antica. È parte della nostra natura fin dalle prime migrazioni in Europa.

La scrittura, forse, non è un’invenzione improvvisa della civiltà. È il risultato di una lunga storia iniziata quando qualcuno, 40.000 anni fa, incise una sequenza di segni su un pezzo di avorio — e qualcun altro fu in grado di riconoscerne il significato.

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